All'ombra dell'Etna, il vulcano attivo più grande d'Europa, per parlare del radiotelescopio più grande del mondo. A Giardini Naxos, vicino Catania, sono riuniti oltre 250 astrofisici, scienziati e ingegneri provenienti da tutto il mondo per fare il punto su uno dei progetti di ricerca più importati ed entusiasmanti degli ultimi anni: la costruzione di SKA, lo Square Kilometre Array (SKA), una gigantesca rete di radiotelescopi, con una superficie di raccolta complessiva di un chilometro quadrato, che sarà realizzata nel prossimo decennio tra Australia e Sud-Africa. Uno strumento che cambierà il nostro modo di osservare l'Universo, dicono gli scienziati, e ci fornirà quelle risposte che ancora mancano sulla composizione e l'evoluzione dell'Universo stesso. Una sfida ambiziosa che l'Italia, attraverso l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha colto fin dall'inizio risultando oggi uno dei principali paesi coinvolti nel progetto, accanto ad altre 10 nazioni. Un gruppo di intrepidi da cui si è sfilata la Germania, con una decisione a sorpresa annunciata nelle scorse ore e indotta probabilmente dalla crisi finanziaria che sta attraversando tutta l'Europa. Se il meeting è riservato ai professionisti, per gli appassionati è previsto un incontro pubblico martedì sera all'università Catania in cui Giovanni Bignami, presidente dell'Inaf e apprezzato divulgatore, spiegherà perché SKA rappresenta in qualche modo il futuro dell'Italia, oltre che dell'astrofisica mondiale.