Tokyo (askanews) - Quattro anni fa il disastro nucleare di Fukushima. L'11 marzo 2011, a seguito del maremoto e dello tsunami conseguente, la fusione dei noccioli dei reattori 1, 2 e 3 della centrale provocò un incidente che l'Agenzia internazionale per l'energia atomica classificò al grado 7, il più alto della scala, livello raggiunto solo dalla catastrofe di Chernobyl. Oltre 150 mila persone furono costrette a lasciare le case per sfuggire alla contaminazione radioattiva.Si era trattato un sisma di magnitudo 9.0 nella scala Richter, il terremoto più devastante mai registrato in Giappone, il settimo a livello mondiale, che devastò la costa orientale dell'arcipelago nipponico provocando oltre 15mila vittime, 5mila dispersi e altrettanti feriti.Ma a quattro anni di distanza, restano ancora molti dubbi. Soprattutto sulle conseguenze sugli organismi e sull'ambiente dell'esposizione alle radiazioni. L'ultimo studio è stato pubblicato nell'aprile 2014 dall'Agenzia delle Nazioni Unite sugli effetti delle radiazioni.L'indagine è giunta a conclusioni rassicuranti. Non sono stati osservati casi di malattie acute o di decessi dovuti alle radiazioni tra i lavoratori o i cittadini in seguito all'incidente, si legge sul rapporto dell'Onu. Le dosi cui sono stati esposti gli abitanti della zona sono in genere basse o molto basse.In realtà, non esistono certezze su quale sia la quota di radiazioni ionizzanti in grado di provocare effetti negativi per la salute, immediate o ereditabili. Anche perché, secondo la maggioranza degli scienziati, non esiste una dose di radiazioni che possa essere definita innocua, per quanto bassa possa essere.(Immagini Afp)