Roma, (askanews) - Si avvicina la COP21, la conferenza mondiale sul clima. Fondamentale sarà l'approccio scientifico, per offrire ai decision makers politici glio scenari corretti derivati dal cambiamento climatico in corso a livello globale. Ad askanews fa il punto su cosa dice la scienza il ricercatore Enea Sergio La Motta, che a Parigi sarà attivamente impegnato sul fronte del lavoro in essere per il fondamentaletrasferimento tecnologico dai paesi sviluppati verso quelli in via di sviluppo."Il cambiamento climatico è già in atto, il limite prefissato di innalzamento dei 2 gradi centigradi segna una frontiera, oltre la quale ci sono territori senza certezze e con molti rischi per gli impatti gravi possibili. Superare i 2 gradi è un pò come superare il limite di elasticità di una molla, che non torna comunque più nella sua posizione di equilibrio. Il rischio è dunque quello di vedere innescati fenomeni che potrebbero compromettere gravemente l'equilibrio del pianeta".Sul tavolo a Parigi la questione del trasferimento tecnologico verso i paesi in via di sviluppo:"L'Onu ha predisposto un nuovo meccanismo, con una gestione centralizzata che permette una copertura geografica più omogenea e non esclude aree del pianeta, oltre ad evitare un neocolonialismo tecnologico. Per l'obiettivo dei 2 gradi è assolutamente necessaria la partecipazione dei paesi in via di sviluppo, chiamati a saltare direttamente ad una nuova fase, non vittoriana come è stata la nostra. Non è facile, pensiamo che sul nostro pianeta ci sono 1,4 miliardi di persone che non sanno che cosa significa accendere la luce, non disponendo di energia elettrica".Parola d'ordine decarbonizzazione: "Certamente, per i paesi sviluppati significa ridisegnare il sistema energetico. Si può fare con diverse modalità. Il compito della scienza è quello di tracciare le possibili alternative, poi la decisione spetta alle istituzioni ed alla politica".