Milano (askanews) - I colossi hi tech americani hanno fatto quadrato attorno alla Apple per la disputa con la Fbi. Si sono mossi quasi tutti, da Google a Facebook, da Whatsapp a Twitter per sostenere la scelta di veto da parte della Mela che ha negato i codici di accesso all'iPhone per la strage di San Bernardino. Per ricavare informazioni utili alle indagini un giudice federale californiano aveva chiesto di sbloccare il cellulare usato dall'uomo corresponsabile della sparatoria dello scorso dicembre in cui sono morte 16 persone e 24 sono rimaste ferite.L'ad di Apple Tim Cook in persona aveva negato la possibilità, parlando di un precedente pericoloso. Si parla della privacy dei consumatori e della sicurezza. Il dibattito verte anche sul confine tra la libertà individuale e l'interesse pubblico, come quello nel caso dell'iPhone conteso, di scoprire se vi fossero legami tra gli attentatori e l'Isis.La Rgs, l'associazione di cui fanno parte tutte le più grandi aziende tecnologiche, ha scritto che "non dovrebbe essere chiesto di aprire una "backdoor" in quelle tecnologie che rendono sicure le informazioni dei loro utenti".Unica voce fuori dal coro John McAfee, il magnate inventore dell'omonimo anti-virus, che si è proposto di sbloccare gratis l'iPhone in questione. Nella contesa si è mosso anche il Senato americano: è in fase di studio una norma sulla privacy che obbligherebbe i gruppi hitech a collaborare con la Fbi per legge.