Parigi, (TMNews) - "Era il gennaio del 1983, ho fatto una coltura di linfociti di un paziente che nei globuli bianchi aveva i segni dell'Aids: in qualche settimana abbiamo rilevato la presenza di un retrovirus, che sembrava il candidato ideale come causa della malattia". Il professor Luc Montagnier racconta "il primo incontro" con il virus Hiv, scoperta che gli ha fatto vincere il premio Nobel per la medicina insieme a Francoise Barré-Sinoussi. 30 anni fa lavoravano entrambi all'istituto Pasteur. "C'era un'urgenza di salute pubblica - dice la scienziata, parlando della pressione che c'era sul team - se il virus fosse stato il responsabile, avremmo dovuto mettere subito a punto un testo diagnostico per evitare la trasmissione tramite il sangue. Era una corsa contro la morte". Tanti pregiudizi circondavano la malattia, chiamata delle 4 h: eroinomani, omosessuali, haitiani e emofiliaci. "Un'idea aberrante, perchè dimenticava del tutto la quinta h, la popolazione eterosessuale". Trent'anni dopo gli scienziati sono ancora al lavoro per trovare una cura. "Il bilancio è globalmente positivo - dice la Barré-Sinoussi - sia dal lato della diagnosi, sempre migliore, sia da quello delle cure, sempre più efficaci. In 30 anni di ricerca, mi sembra che abbiamo ottenuto tanto". Le speranze di sconfiggere l'Aids non si spengono. "Troveremo dei trattamenti complementari che un giorno ci permetteranno di dire: questa persona, come per la tubercolosi, è guarita dal virus. Ci si può arrivare, anche prima di trovare un vaccino". La ricerca non si ferma.(immagini Afp)