12 ottobre: a Yakushima, l'isola patrimonio naturale dell'umanità Unesco a sud del Giappone (nota per i suoi giganteschi cedri millenari), questa data ricorda lo sbarco clandestino - 309 anni fa - di un missionario siciliano che si era posto una “mission impossible”: riaprire il Giappone al mondo. L'Abate Giovanni Battista Sidotti (o Sidoti) sfidava le tremende leggi dello shogunato: pena di morte per chiunque arrivasse nell'arcipelago (compresi i giapponesi che avessero osato espatriare), soprattutto per chi cercasse di predicare la religione cristiana. Il 12 ottobre esce in Italia il libro di uno scrittrice di Osaka che da 23 anni vive a Yakushima, Tomoko Furui, intitolato: “L'ultimo missionario. La storia segreta di Giovanni Battista Sidoti in Giappone” (Edizioni Terra Santa, traduzione di Sumiko Furukawa). Pubblicato in giapponese alcuni anni fa, e' stato aggiornato per dar conto degli ultimi sviluppi. Tre anni fa fu scoperta a Tokyo la tomba del Sidotti. Tramite ricerche sul Dna e altre sofisticate tecniche, e' stato appurato che i resti non possono che essere quelli del missionario italiano, di cui il Museo della Scienza di Tokyo ha ricostruito le fattezze in 3D partendo dalle ossa rinvenute. In Giappone la vicenda ha suscitato grande interesse. “I dialoghi tra Sidotti e il consigliere dello shogun Arai Hakuseki sono un esempio di singolare incontro tra Oriente e Occidente, tra rappresentanti di culture diverse che si rispettano e trovano un terreno umano comune, in tempi di proibizioni politiche a ogni rapporto”, sottolinea Furui, secondo cui proprio per questo la vicenda storica di Sidotti parla al mondo contemporaneo, invitandoci tutti alla tolleranza, al dialogo e al rispetto reciproco. Leggi l’articolo