I vitalizi ai parlamentari sono frutto di una seduta segreta del 21 dicembre 1954, presenti parlamentari di tutti gli schieramenti. Nella seduta segreta venne istituito un fondo di previdenza per gli onorevoli deputati da 425 milioni (foto d'epoca per gentile concessione della Camera dei deputati).
Solo il deputato Veronesi si dimise
Il deputato Giuseppe Veronesi criticò la procedura segreta e si dimise: “La povera gente ha bisogno di buone leggi e buoni esempi”. Nessun dissenso sulla misura alla Camera, che si limitò a respingere le dimissioni del parlamentare.
I costi
Costo dell'operazione: 98 milioni l'anno. Gli onorevoli versavano al fondo pensioni 9mila lire al mese, mentre la Camera versava 12.500 lire al mese per ciascuno.
L'editoriale del 24 Ore
Solo un editoriale del quotidiano economico 24 Ore, antesignano del Sole 24 Ore, criticò la misura ed evidenziò la spesa in deficit.
Pensione da 50mila a 150mila lire
Al deputato a 55 anni con due legislature o 60 anni con una legislatura spettava un vitalizio di 50mila lire al mese. Ogni anno di mandato in più il vitalizio aumentava di 5mila lire, fino a un massimo di 150mila lire al mese. Ai deputati non rieletti con meno di 5 anni di attività, buonuscita di 600mila lire.
Il raddoppio del periodo minimo di mandato
Dopo la scoperta di vitalizi pagati per pochi giorni di legislatura nel 2007 raddoppia il periodo minimo di mandato per l'assegno: 4 anni, 6 mesi e 1 giorno.
Il passaggio al contributivo
Nel 2012 viene introdotto il calcolo contributivo ed eliminati i vitalizi per i neo eletti.
Gli ex parlamentari mantengono i privilegi
Gli ex parlamentari cessati prima del 2012 continuano a percepire assegni pre-riforma: fino a 5 volte i contributi versati.
Il naufragio del ddl Richetti
Nel 2017 al Senato viene affondato il ddl Richetti approvato dalla Camera: il sistema di ricalcolo retroattivo per gli ex parlamentari viene affossato.
La delibera della Camera
La delibera della Camera per tagliare i vitalizi li ricalcola tutti col contributivo. Perplessità al Senato dove si chiedono “scelte condivise”.
La class action degli ex
Gli ex minacciano una class action e un'azione per danni contro i membri dell'ufficio di presidenza: ritengono la delibera incostituzionale.