Napoli (askanews) - L'inganno, il branco, i ricatti, le minacce e la mafia. Sono inquietanti i dettagli che stanno emergendo dalla terribile vicenda dello stupro di gruppo ai danni di una quindicenne avvenuta nel giugno scorso a Pimonte, sui Monti Lattari, nel Napoletano.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la ragazzina sarebbe stata raggirata dal fidanzato che l'ha filmata con uno smartphone durante un rapporto sessuale, poi l'ha minacciata di diffondere su internet le immagini costringendola ad avere rapporti sessuali con i suoi amici. Non una ma almeno tre volte la ferocia del branco si è accanita sulla quindicenne. Lei andava col fidanzato sotto minaccia del filmato e poi arrivavano gli altri.

La ragazza però ha trovato il coraggio di denunciare, raccontando ai carabinieri la violenza subita. Il 'branco' era formato da 12 minorenni, ma uno di loro, che ha meno di 14 anni, non può per legge nemmeno essere considerato indagato. Gli altri 11, compreso il 'fidanzatino', hanno un'età tra i 14 e i 17 anni e sono sono stati trasferiti in comunità di recupero. Due di loro sono parenti di boss mafiosi della zona.

In paese, un piccolo centro di circa 6.000 abitanti, bocche cucite, lontano dai microfoni il parroco ha raccontato di aver parlato con uno dei ragazzi che ha affermato di aver agito per paura dei coetanei che hanno alle spalle famiglie malavitose: "sono pentito, ma se non avessi partecipato alla bravata, sarei diventato io stesso vittima del branco" avrebbe raccontato al sacerdote uno dei fermati.