Milano (TMNews) - Cosa non si fa per il calcio. E chi non può permettersi follie di mercato si orienta, molto saggiamente, sui vivai giovanili. In Vietnam, la saggezza millenaria è inversamente proporzionale alle capacità prestipedatorie descritte magistralmente da Gianni Brera. E la soluzione del sillogismo va da sé.A Pleiku, nel cuore degli altopiani centrali che videro divampare battaglie crudeli ai tempi delle guerra d'Indocina, una trentina di giovanissimi calciatori scelti tra migliaia di aspiranti con cura certosina, o per meglio dire confuciana, si allenano duramente cinque ore al giorno, senza però trascurare gli studi. I corsi si tengono nel centro sportivo che ospita l'accademia nazionale di calcio, con il controbuto tecnico dei Gunners del club inglese dell'Arsenal.Si comincia a piedi nudi e i futuri Messi con gli occhi a mandorla si conquistano il diritto alle scarpe da gioco dopo un severo tirocinio di almeno sei mesi. Un addestramento che dà i suoi frutti, come spiega il mister francese Guillaume Graechen."I ragazzi hanno fatto enormi progressi dal primo corso, cominciato sei anni fa, sul piano tecnico, tattico e dell'intelligenza di gioco. Migliorano alla velocità della luce."L'accademia di Pleiku vanta campi di gioco impeccabili con un prato che farebbe l'invidia di San Siro, non ci vuole poi molto..., ma non mancano piscina e alloggi per i ragazzi ospitati a spese di un complesso industriale locale. Anche le speranze volano alte. A 13 anni sognare è un dovere."Mi piacerebbe giocare un giorno in Inghilterra, nel Manchester United, la squadra di cui sono tifoso da sempre".Sognando una riedizione di Dien Bien Phu. Questa volta sul rettangolo di Wembley.(Immagini Afp)