Milano, (TMNews) - Chiedere ad un provider internet di verificare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti mette a rischio la "libera manifestazione del pensiero". E' impossibile farlo manualmente e rischioso per la libertà di espressione affidarlo ad un sistema automatico. Sono queste le motivazioni, diffuse a due mesi dalla sentenza, per cui i giudici della corte d'appello di Milano hanno assolto dall'accusa di violazione della privacy 3 manager di Google, in merito al caso del video in cui un ragazzo disabile minorenne veniva insultato e umiliato da alcuni compagni di classe. Il filmato girato in una scuola di Torino rimase online per circa un mese nella sezione "video divertenti".La sentenza d'appello del 21 dicembre scorso aveva ribaltato quella di primo grado emessa dal tribunale di Milano nel 2010 che aveva condannato i 3 dirigenti a 6 mesi per violazione della privacy.