Roma, (askanews) - Ogni giorno Via Cupa si trasforma in un dormitorio a cielo aperto per i migranti e i rifugiati in transito. La strada che si trova tra il cimitero del Verano e la Stazione Tiburtina a Roma è solo una tappa per questa gente, determinata a proseguire il viaggio verso il Nordeuropa.

Ora che il centro Baobab è stato chiuso, Via Cupa è diventata la casa dei migranti. Il responsabile dell'associazione Baobab, Andrea Costa:

"E' un campo completamente autogestito dai cittadini, da piccole associazioni con l'aiuto anche di ong, onlus. Però è un campo che si basa solo sulle donazioni dei cittadini, delle parrocchie, delle comunità musulmane, non costa niente allo Stato.

Sono 100, 200 a volte 300, spesso provenienti da Eritrea, Etiopia o Sudan, quasi sempre uomini, ma si contano anche donne e bambini. Si fermano in media una o due notti prima di ripartire, per quanto le frontiere siano ormai chiuse. Capita sempre più spesso che i migranti siano di ritorno:

"Cominciano a esserci quest'anno i migranti che abbiamo già visto passare e che sono stati magari due mesi a Ventimiglia o sette mesi a Calais o sono stati al Brennero. Vengono rispediti nel luogo d'arrivo, che è un porto del Sud e riprovano a fare il viaggio".

A gestire la mensa temporaneamente sono due giovani ragazze svizzere, che hanno lavorato al campo di Calais e Grande Synthe, nel nord della Francia, con la loro cucina mobile. Dopo una tappa a Como, dove rifornivano circa 500 migranti accampati vicino alla stazione, sono venute in Via Cupa.

La volontaria svizzera dell'ong Rastplatz, Yael Schaerli

"Siamo stati tre mesi a Dunkerque, vicino a Calais, ed è una situazione orribile, niente di organizzato. Spero davvero che non sia così anche in Italia, perché non è un bene per i rifugiati".