Washington (TMNews) - Lord Palmerston, storico ministro degli Esteri dell'impero britannico sintetizzò lucidamente e cinicamente il concetto alla base di ogni autentica "Realpolitik". Il primo marzo 1840, alla Camera dei Comuni, dichiarò: "La Gran Bretagna non ha alleati, amici o nemici eterni. Solo interessi permanenti". Forse questo può spiegare gli attuali imbarazzi di Barack Obama a proposito dello scandalo sulle intercettazioni delle comunicazioni telefoniche di ignari cittadini statunitensi.Nell'agosto 2007 l'attuale presidente Usa si era presentato come il candidato alla Casa Bianca che aveva detto "basta" allo strapotere delle indagini di sicurezza."L'amministrazione Bush agisce come se violare le libertà civili sia il modo migliore per proteggere la nostra sicurezza. Non è vero. Non esistono scorciatoie per proteggere l'America".Ma i programmi segreti autorizzati dalla Casa Bianca che hanno permesso alla National security agency di controllare i dati telefonici di milioni di americani e di monitorare i movimenti on line di persone all'estero lo ha messo nel mirino di critiche feroci.Se a ciò si aggiunge il fatto di avere ampliato il programma di attacchi con i droni di George W. Bush, la promessa non mantenuta di chiudere il carcere di Guantanamo e di perseguire con zelo senza precedenti quanti rivelano segreti sensibili non stupiscono più i paragoni imbarazzanti come quello dell'Huffington Post che lo chiama "George W. Obama", accompagnando il tutto con un inquietante morphing fotografico.Un editoriale del "New York Times", tradizionale sostenitore di Obama, si spinge a sostenere come l'amministrazione abbia perso ogni tipo di credibilità sull'intera questione.Ma forse, più semplicemente, in corso d'opera si sono perse le ciniche lezioni di Lord Palmerston: la sicurezza degli Stati Uniti, per qualsiasi inquilino della Casa Bianca, resta sempre e comunque "un interesse permanente".