Una guida ai ristoranti italiani “doc” di Giappone, Corea del Sud e Cina - in lingue locali e sempre anche in inglese - come strumento utile sia per chi è coinvolto o interessato a vario titolo nel business sia per i consumatori (locali, stranieri turisti e italiani residenti o di passaggio). E' stata pubblicata per la prima volta su iniziativa della Camere di Commercio dell'Asia orientale. La presentazione della pubblicazione “Certified Italian Restaurant in China, Japan and Korea” è avvenuta presso la Camera di Commercio italiana di Tokyo in occasione del rilascio dei certificati di “italianità” (il marchio Q di Ospitalità italiana) a sette nuovi ristoranti di Tokyo (Antichi Sapori, Bella Napoli, Don Giovanni, Trattoria il Figo Ingordo, La Chiara, Serenata, Spaccanapoli).
In Giappone si stima che i ristoranti italiani siano almeno 16mila (3mila quelli in Corea). Quelli che hanno la Q sono solo 57 (in totale negli ultimi anni l'assegnazione è andata a 73 esercizi, ma alcuni hanno chiuso o l'hanno persa). Sono dieci i criteri che vengono seguiti per concedere la certificazione. Per Davide Fantoni, segretario generale della Camera di Commercio Italiana in Giappone, la pubblicazione sarà un efficace strumento promozionale della vera cucina italiana in Paesi dove la nostra cucina a volte viene un po' “maltrattata”.
D'altra parte, tutto sommato, almeno in Giappone, non possiamo lamentarci troppo dell'esistenza, ad esempio, di catene popolari di pizzerie italianizzanti più che italiane. Alla fine, possono essere per il consumatore un primo passo in grado di suscitare un generico interesse per l'Italia, premessa a una maggiore attenzione per la cucina italiana e per il nostro Paese come meta turistica. Fermo restando che è fondamentale che si sappia dove poter trovare la vera cucina italiana.