Roma (askanews) - È passato esattamente un mese dalla notte del 24 agosto 2016 in cui la terra tremò in centro Italia. Una scossa di 6 gradi Richter che rase quasi del tutto al suolo Amatrice, Accumuli, Arquata e colpì i comuni limitrofi, distruggendo centinaia di edifici e causando quasi 300 morti e danni per circa 4 miliardi di euro.

Sotto accusa sono finiti, soprattutto, il malaffare e la scarsa qualità dei materiali utilizzati nella costruzione di molte delle abitazioni crollate.

Dopo 30 giorni, intanto, si lavora alacremente per ridare ai cittadini un tetto solido, chiudere tendopoli e aree d'accoglienza provvisorie in vista dell'inverno, aiutando i cittadini a trovare sistemazioni temporanee, supportando chi può rientrare nelle case agibili. E si lavora anche al recupero dei beni culturali e al recupero delle macerie. L obiettivo è tornare quanto prima alla normalità e ricostruire il territorio esattamente com'era, come ha ribadito lo stesso premier Matteo Renzi.

"Quel messaggio di appello del sindaco Pirozzi alla propria comunità a ripartire ispira tutti noi - ha detto Renzi - ricostruiremo quei territori dov'erano e com'erano, anche più belli di prima se possibile. Il nostro obiettivo è ricostruire le prime case, le seconde case, gli esercizi commerciali, tutto come era prima e di dare piena vicinanza alle realtà del territorio".

Finora degli oltre 8mila edifici valutati quasi il 47% risulta agibile. Al momento sono circa 3mila le persone nelle aree d'accoglienza e negli alberghi e si va verso la progressiva chiusura delle tendopoli in attesa delle unità abitative d'emergenza, le famose "casette", che saranno pronte però, solo tra qualche mese.

Quello che preoccupa, tuttavia, è l'inverno alle porte. Il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, ha chiarito che "le persone non devono abituarsi ad essere terremotate, quando ci saranno le case dovranno esserci anche le 54 attività economiche che sono state distrutte dal terremoto".