Simferopoli (TMNews) - La signora Babachoura Mamoutova e tutti i tatari di Crimea hanno paura. Il Parlamento ha decretato l'annessione alla Russia e ora manca solo il risultato quasi scontato del referendum popolare. La minoranza etnica di religione musulmana che rappresenta il 12 per cento della popolazione della penisola che fino a ieri era Ucraina ha conosciuto l'esilio e le discriminazioni nel periodo delle purghe staliniane. Sotto l'Unione Sovietica,alla fine della seconda guerra mondiale, i tatari furono deportati in Uzbekistan. Solo nel 1989 sono potuti tornare a casa, vicino a Simferopol. Un esilio forzato che Mamoutova non scorderà mai."Ci hanno gettato in un treno per un viaggio di 18 giorni - ha ricordato la donna che oggi ha 82 anni - molti sono stati gettati dal treno. Avevamo fame e faceva molto freddo"Babachoura e tutti i tatari boicotteranno il referendum sull'annessione della Crimea alla Russia. Temono di essere ancora una volta discriminati. "Saremo perseguitati perché siamo musulmani - spiega Abul Gafar - I politici radicali russi sognano un Paese russo al 100 per cento senza rappresentanza delle altre nazionalità". Qualunque sia il risultato del referendum, di una cosa i tatari sono certi: questa volta, per nessun motivo al mondo, si muoveranno dalla Crimea.