Roma, (askanews) - Se non ci sarà pace a Gerusalemme non ci sarà mai pace nel mondo. Parole profetiche, pronunciate da Giovanni Paolo II e più che mai attuali in occasione di queste festività in cui la vigilia di Natale coincide con la fine della festa ebraica di Chanukkah: una festa che vuole indicare come Dio illumina le tenebre e rischiara di luce il mondo. Come dalla grotta di Betlemme fa Gesù bambino. Natale e Chanukkah dunque feste di gioia e di pace, che arrivano però in una Gerusalemme tornata ad essere scossa dalla violenza.A mantenere aperta la porta della speranza, anche in questi giorni ci prova il turismo religioso. Come è successo ad esempio proprio subito dopo l'attentato alla sinagoga dello scorso novembre, con una Via Crucis della Pace internazionale promossa dall'Opera Romana Pellegrinaggi quale gesto profetico nell'ottantesimo anniversario dalla fondazione, giornata che ha visto insieme cristiani, palestinesi e rappresentanti delle istituzioni israeliane conclusa con una sentita visita dei pellegrini italiani al memoriale dell'Olocausto, lo Yad Vashem. L'Opera Romana Pellegrinaggi non ha d'altronde mai interrotto i propri viaggi nei luoghi santi, nella convinzione di poter essere volano di incontro e di comprensione tra le genti. Anche per questo Natale l'Opera è di nuovo in pellegrinaggio in Terra Santa, l'invito del suo vicepresidente e amministratore delegato, Mons. Liberio Andreatta, è a non avere timore a svolgere questo importante ruolo di messaggeri di pace prima ancora che di turisti dell'anima."Ricordate che nella Bibbia per 366 volte è stato detto non abbiate paura - afferma Mons. Andreatta - come ha detto Giovanni Paolo II e io invito tutti i pellegrini a non avere paura perchè qui c'è la sicurezza, la tranquillità ma soprattutto qui ci attendono, ci aspettano, ci desiderano perchè senza di noi allora sì che la pace viene meno e diventa più fragile".