Istanbul, (TMNews) - Se le rivoluzioni continuano a nascere e a crescere nelle piazze, è grazie ad Internet che la loro eco si diffonde più velocemente e più lontano. Dalla primavera araba alle rivolte in Turchia, con tutte le differenze del caso, i social network hanno contribuito a diffondere video, notizie, foto, informazioni."Che si tratti di un dottore, di un avvocato, di aiuto in generale, io retwitto" - dice un manifestante."Io condivido foto, video quello che gli artisti coinvolti nel movimento scrivono e anche fotomontaggi interessanti", racconta una ragazza turca, e come lei ci sono altri milioni di connazionali che alimentano il flusso di notizie sul Web. Non è un caso che il 90% dei tweet con gli hashtag della rivolta (#occupygezy, #gezypark) arrivi dalla Turchia, a differenza ad esempio di quanto avveniva per la rivoluzione in Egitto dove la maggior parte dei tweet arrivava dall'estero. D'altronde lo stesso premier Erdogan ha ben capito la potenza dei social network tanto da definirli "la peggiore minaccia della società", ordinando l'arresto di decine di giovani colpevoli di aver inviato un tweet.La Rete però non è solo supporto nelle emergenze e nel caos delle manifestazioni, è anche luogo di riflessioni a posteriori, dibattiti. Un posto calmo, e sicuro, in cui discutere di politica, società e futuro tramite forum come Eksi Sozluk, aperto dal 1999 e molto popolare in Turchia: dall'inizio della rivolta i visitatori sono raddoppiati e hanno toccato punte di 700mila a settimana."Gli arresti non hanno fermato questa forma di comunicazione - racconta uno dei gestori, costretto a rimanere anonimo - Le persone non hanno paura e continuano a scrivere tweet, a condividere su Facebook quello che sembra loro importante, e lo fanno con grande ironia".(Immagini Afp)