Djerba (TMNews) - La notizia pare sorprendente. Ma convivere è possibile. A Djerba, la più grande isola del Nordafrica, a mollo nel golfo di Gabès di fronte alle coste della Tunisia, ebrei e musulmani coabitano in pace "da sempre".Una notizia in controtendenza rispetto al panorama contemporaneo ma in realtà normale. Molti oggi hanno interesse a dimenticare la seconda sura del Corano che recita testualmente: "Non c'è costrizione nella religione". Per cui nessuno può essere costretto a seguire una religione e a nessuno può essere impedito di praticarla. Il versetto, in particolare, tutela la libertà della "gente della Scrittura", cioè ebrei e cristiani.El-Harra è il quartiere giudaico di Djerba e ospita la maggior parte dei 1.500 ebrei tunisini, 100mila prima dell'indipendenza del 1956."Ci sono state ondate di emigrazione a diverse riprese, spiega una donna, soprattutto negli anni '50 e '60. Ogni volta che succede qualcosa, alcuni si spaventano e se ne vanno".Sono soprattutto i conflitti arabo-israeliani che hanno alimentato e alimentano le tensioni tra le comunità. Ma chi è rimasto vive sereno a fianco dei vicini musulmani."Vivo qui da 40 anni. Ci sono nato e ho sempre avuto buone relazioni con gli ebrei. Siamo andati alla stessa scuola e anche i miei figli vanno a scuola con altri bambini ebrei. Non abbiamo mai avuto problemi con loro".La vita degli ebrei di Djerba vive secondo itinerari e circuiti che generalmente non si spingono oltre l'isola, come spiega Youssef Wazine, portavoce della comunità."Sono poche le persone che vanno a fare studi superiori a Tunisi. La maggior parte segue le orme dei genitori e vuole fare i gioiellieri o i commercianti, senza occuparsi d'altro".Una volta all'anno gli ebrei dell'isola organizzano un pellegrinaggio a Ghriba, la sinagoga più antica d'Africa, un momento di gioia, raccoglimento e nostalgia per i residenti ma anche per le comunità di origine tunisina giunte dall'estero.(Immagini Afp)