Tunisi (askanews) - Tutto è cominciato qui. Un ritratto gigante Mohamed Bouazizi sovrasta il centro della cittadina tunisina Sidi Bouzid, dove l'uomo simbolo della rivoluzione che ha dato il via alla primavera araba si era dato fuoco. Ma cinque anni dopo la fierezza ha lasciato il posto al risentimento, alimentatodalla miseria e dalla minaccia jihadista. Il 17 dicembre 2010, Bouazizi, venditore ambulante di 26 anni esasperato dalla precarietà e dalle vessazioni della polizia, si dava fuoco, innescando il sollevamento del popolo tunisino che avrebbe rovesciato in quattro settimane il dittatore Zine El Abidine Ben Ali e poi suscitato un'ondata di rivolte simili nel mondo arabo.Oggi la Tunisia, è l'unico fra i Paesi coinvolti ad essere riuscito a portare a termine con successo la suatransizione politica, anche se la sua economia continua a soffrire. A livello nazionale, il tasso di disoccupazione supera il 15% e fra i giovani raggiunge il 32%. Ed è quasi il doppio nei centri simili a Sidi Bouzid, cittadina di 50.000 abitanti nel cuore di una regione rurale dove il futuro appare senza speranze.Il processo di democratizzazione resta ancora fragile ab fronte della minaccia jihadista nel Paese, colpito nel 2015 da tre gravi attentati rivendicati dall'Isis.