Trento (askanews) - Prevenzione e programmazione quotidiana. Sono le parole d'ordine del Consorzio Trentino di Bonifica: nato nel 2009 dalla fusione di tre consorzi preesistenti, cura manutenzione, gestione e progettazione di opere pubbliche di bonifica nel fondo valle del fiume Adige. Un territorio di 10mila ettari dove vive il 40 percento degli abitanti della Provincia autonoma, e dove il Consorzio opera con 27 impianti idrovori: il più grande è quello di Grumo, che pompa 300 litri d'acqua al secondo. Il direttore del Consorzio, Claudio Geat."Sono impianti che entrano in funzione in caso di piena dell'Adige quindi di pericolo di allagamento del territorio. La loro funzione è proprio quella di prevenire le catastrofi naturali ed evitare i danni al territorio di fondo valle che è quello più prezioso e più urbanizzato della provincia".Il cambiamento climatico e l'urbanizzazione intensa degli ultimi 40 anni chiamano il Consorzio a una sfida quotidiana per la sicurezza. "L'urbanizzazione del territorio ha di molto impermeabilizzato il suolo e quindi ha aumentato il pericolo di allagamenti: ciò che il terreno naturalmente tratteneva in occasione di piogge e temporali oggi affluisce velocemente nei canali di bonifica. Questo significa la necessità di costruire nuovi impianti".Un lavoro che ha comportato investimenti per circa 35 milioni di euro negli ultimi 20 anni, finanziati dalla Provincia, e ha permesso di tutelare il territorio."I danni che avremmo avuto sarebbero stati almeno 10 volte tanto quello che è stato l'investimento".In programma ci sono investimenti per 6 milioni sino al 2018 per completare impianti di sollevamento e per opere di sistemazione e miglioramento fondiario come costruzione di strade rurali e manutenzione migliore dei canali.