Milano (askanews) - La montagna come valore, da frequentare studiare e tutelare. E, dal punto di vista turistico, da far crescere; ma nel rispetto della sua specificità e senza cedere alle mode distruttive. Vincenzo Torti, presidente generale del Club Alpino Italiano, eletto a maggio del 2016, spiega così come l'Associazione guarda, e in un certo senso vigila, le tendenze di consumo turistico della montagna. "La montagna è certamente una opportunità turistica. - dice - Il turismo di montagna però, noi auspichiamo che sia un turismo sempre molto attento, che non si lasci ingannare da facili entusiasmi per attività come potrebbe essere oggi l'eliski. Oggi l'eliski porterebbe un numero limitatissimo di persone che ha però una visione della frequentazione della montagna che noi riteniamo senza alcuna coerenza con quello che è lo spirito dell'andare in montagna".

E parlando poi dei modelli ricettivi, Torti - oltre a ricordare i 21.319 posti letto, tra rifugi e bivacchi del Cai - indica il superamento della stagione dei grandi insediamenti. "La grande dimensione? Auspico che sia definitivamente superata - spiega - Non è quella che fa bene alla montagna. Ci sono i villaggi alpini, che cominciano a essere presenti anche in Italia. Sono esperienze che arrivano dall'estero e sono strutture ambientali a misura d'uomo e di montagna. Io credo che possano essere un buon esempio da utilizzare per lo sviluppo ulteriore della montagna".

Torti parla con concretezza, e ribalta la critica che dipinge il Cai come depositaria di una visione della natura nostalgica e intangibile: "Noi vogliamo una montagna da toccare. L'alpinista la montagna la vuole toccare e viverci sopra. Il punto è: se io traccio un sentiero o percorro un sentiero frutto di una storia, dopo che ci ho camminato sopra, il sentiero resta inalterato. Se si fa transitare una moto da cross su quel sentiero, dopo un numero anche limitato di moto non non c'è più quel sentiero, questa è la differenza. Si tratta di frequentare sì, ma in un modo rispettoso" .

Con circa 310mila iscritti a giugno del 2016, il Club Alpino Italiano si conferma come vero colosso dell'associazionismo, un corpo intermedio vitale che -tra le altre attività- garantisce servizi fondamentali come il Soccorso Alpino, con cira 7.000 volontari. Un patrimonio di persone e valori che Torti punta a far crescere nei sui tre anni di presidenza. "Attualmente gli iscritti al Cai sono prevalentemente in una fascia di età mautura - dice Torti - Questo ha dato vita al nostro movimento seniores che tutti i mercoledì di tutto l'anno, porta migliaia di persone lungo i sentieri delle nostre montagne. Di contrafforte ci sta tutto il mondo dell'alpinismo giovanile che è da sempre uno dei grandi scommesse del Club Alpino italiano. La fascia che dobbiamo ora coinvolgere, perché è una età particolare, è quella dai 20 anni ai 35 anni. Questa è quella che potrebbe essere la grande scommessa di questa presidenza". Una scommessa da vincere non certo con l'azzardo, ma con il lavoro lungo direttrici precise, spiega Torti, come un rapporto più stretto con gli Scout, organizzazione che raccoglie 200 mila giovani che condividono gli stessi spazi e la stessa visione di rispetto della natura. E ancora con lo sviluppo ulteriore delle scuole di arrampicata e del torrentismo.

"Io vedo un Cai che dovrà dare delle risposte - conclude il presidente generale del Club - Un Cai capace di soddisfare non delle esigenze di tipo turistico, ma stimolare un interesse vero, rispondente a ideali storici che secondo me sono inalterati nel tempo".