Caserta (askanews) - È la discarica abusiva di rifiuti tossici più grande d'Europa: 25 ettari per 2 milioni di metri cubi di sostanze chimiche tossiche rinvenute dagli uomini del Corpo forestale dello Stato nell'area ex Pozzi di Calvi Risorta in provincia di Caserta. Gli scavi effettuati con l'ausilio dei mezzi del Genio militare e coordinati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere sono in corso da venerdì 12 giugno. I dettagli nelle parole del generale della Forestale, Sergio Costa."Contiene rifiuti collegati alle vernici, ai solventi e quindi a delle attività industriali - ha spiegato - poi ci sono anche rifiuti che ci allarmano di meno ma sempre rifiuti sono: penso agli edili, all'esito di lavorazioni di porcellane o qualcosa di simile però certo, tutto insieme fanno una mega discarica che prima non si era mia vista".Tra i rifiuti rinvenuti anche solventi, vernici e tracce di idrocarburi, plastica lavorata dalle industrie, buste con Pvc mentre il terreno presenta diverse colorazioni, in particolare rosse, azzurre e grigio."In mano - ha continuato il generale - ho un pezzo di solvente cristallizzato, emerso a 4 m,etri di profondità, annerito dall'ossidazione che verrà campionato dall'Arpac, esaminato in laboratorio per dirci il grado di pericolosità. È ovvio che questo sottoterra non ci poteva stare".Le analisi degli esperti, ovviamente, riguardano anche i campi vicini per escludere, oltre ogni ragionevole dubbio, un'eventuale contaminazione. Dopodiché bisognerà procedere alla messa in sicurezza dei terreni interessati dagli scavi."In Terra dei fuochi o comunque in Campania, non ci si ferma mai, è un'operazione verità - ha concluso Costa - è chiaro che l'operazione verità vuol dire far emergere tutto quello che è illegale, assegnare le responsabilità e consentire il passaggio dalla filiera criminale che è gestione dell'Autorità giudiziaria all'autorità amministrativa per la messa in sicurezza e la bonifica".Quattro le aree nelle quali si sono concentrate le indagini della Forestale, partite nel 2014 in seguito alla denuncia di due giornalisti; ipotizzato il reato di disastro ambientale. Almeno dieci le persone, in particolare proprietari deiterreni, iscritte nel registro degli indagati.