Napoli (TMNews) - "Terra dei fuochi": si chiama così la zona tra le province di Napoli e Caserta in cui, per decenni, sono state sepolte tonnellate di rifiuti tossici: amianto, scarti industriali, solventi chimici. Quel che non è sotto, inoltre, è sopra e viene metodicamente incendiato, appestando l'aria a causando morti e malattie. Lo spettro dell'inquinamento spaventa consumatori e contadini che ora chiedono maggiori tutele per salvaguardare i prodotti sani del "made in Campania". Prisco Lucio Sorbo, direttore di Coldiretti Campania."Noi non possiamo pretendere - dice - che un agricoltore lasci un terreno senza che ci sia un provvedimento che dica che il terreno non è adatto alla coltivazione, pertanto la nostra richiesta è che le istituzioni tirino fuori i dati".Le autorità hanno individuato in parte i terreni contaminati; un'area "morta" e persa per sempre grande come 2.600 campi di calcio. I liquami dei rifiuti tossici in decomposizione, inoltre, attraverso le falde acquifere, possono viaggiare anche per centinaia di chilometri, inquinando zone inizialmente ritenute "sicure"."A noi interessa - continua Sorbo - soltanto che se ci sono terreni inquinati c'è qualcuno, (l'Assessorato all'Ambiente o il Ministero dell'Ambiente) che deve intervenire. Per quanto riguarda i terreni in produzione c'è qualcuno, e siamo noi, che li mette in produzione e produce ottimi prodotti".Quel che arriva sul mercato, infatti, rassicurano i coltivatori campani, è comunque controllato e genuino. È opportuno, però, fare di più per tutelare la parte sana della produzione agricola campana."In che modo? Con la certificazione istituzionale; l'Istituto superiore di Sanità, Assessorato all'ambiente, Assessorato alla Sanità, tutti quelli che hanno come compito istituzionale di fare questo tipo di verifiche".Verifiche e bonifiche che non sono certo semplici ma appaiono doverose per restituire a questa gente il diritto alla vita e alla salute.