Teheran (askanews) - Nel giorno del 36esimo anniversario dell'assalto degli studenti iraniani all'ambasciata statunitense nella Repubblica islamica, che innescò una gravissima crisi tra i due paesi, i rapporti tra Washington e Teheran, pur all'indomani dello storico accordo sul nucleare iraniano, restano tesi.È di ieri la notizia della legnosa giustificazione fornita via twitter dall'ayatollah Ali Khamenei sullo slogan "Morte all'America", considerato da 192 deputati del Parlamento di Teheran su 290 un simbolo della Repubblica islamica. Secondo Khamenei, lo slogan non intende prendere di mira la nazione americana quanto le politiche e l'arroganza di Washington. "Nice try", hanno risposto ironicamente dagli States. Vale a dire: almeno ci hai provato...Intanto, migliaia di persone si sono radunate oggi a Teheran urlando slogan anti-americani, compreso quello incriminato naturalmente, e bruciando bandiere a stelle e strisce per celebrare il 36esimo anniversario dell'assalto all'ambasciata di Washington. Stati Uniti, Israele e Arabia saudita hanno conquistato la hit parade degli insulti lanciati dalla folla."Il nostro popolo non smetterà di manifestare rancore contro il governo americano, spiega una dimostrante, solo perché abbiamo raggiunto un accordo sul nucleare. Manifestiamo la nostra ostilità contro l'arroganza globale statunitense e lo faremo con ancora più forza di prima".Più accomodante la posizione di un'altra dimostrante, in linea con le parole d'ordine di Khamenei."I nostri slogan hanno di mira la crudeltà e il colonialismo americani. Non il popolo americano al quale, al contrario, vogliamo bene".La crisi degli ostaggi tra gli Stati Uniti e l'Iran cominciò con la presa in ostaggio di 52 membri dell'ambasciata, considerata una succursale operativa della Cia, dopo che un gruppo di studenti aveva fatto irruzione nella sede diplomatica il 4 novembre 1979. La prigionia degli ostaggi terminò solo il 20 gennaio 1981.(Immagini Afp)