Roma, (askanews) - La testimonianza di un profugho siriano di Aleppo, arrivato sull'isola di Lesbo e in partenza per Atene: "Mi chiamo Muhammad al Murati. Questo è mio figlio Yasseen. Questa è Fatma e quelli sono mio figlio Rabee e mia moglie Aisha. Veniamo dalla Siria, da Aleppo. Siamo andati in Turchia e dalla Turchia siamo arrivati qui a Lesbo"."La Siria non è un paese. La mia casa è stata distrutta. Avevo sognato tutta la vita di costruirla, l'ho costruita con i miei soldi, con fatica e dolore, ma è stata distrutta da una bomba lanciata da un aereo di Bashar al Assad. Tutto è andato distrutto, il futuro, il passato e il presente. La Siria è finita.""Il viaggio è stato molto duro e i trafficanti ci hanno truffato, hanno preso tutti i nostri soldi. Abbiamo visto la gente annegare: bambini, donne e uomini annegati in mare e nessuno li ha salvati. Forse stiamo scappando da una morte all'altra; solo Dio lo sa"."E' il terzo giorno che vengo qui a cercare di comprare un biglietto. C'è molta folla, non ci sono abbastanza traghetti. Nel campo la situazione è terribile. Dormiamo per terra, non ci sono gabinetti e non c'è cibo. Siamo qui da due giorni e non c'è acqua, non possiamo lavarci. Devono mettere più barche. L'isola e la gente sono gentili. Forse anche il governo è buono ma non ha abbastanza risorse. Forse non è colpa del governo"."Adesso sono felice. Andiamo verso il nuovo mondo. Andiamo! Ora che ho il biglietto ho più speranze per il futuro. Ho il morale alto e fiducia nel futuro"."L'Europa rispetta i diritti della gente. E' quello che sentiamo dire e vediamo in tv. Con l'aiuto di Dio sarà vero. Non mi importa dove andiamo: Germania o Belgio o qualunque altro paese europeo purché garantisca un futuro ai miei figli".