Roma, (TMNews) - Arrivano all'alba a centinaia, schiacciati su grandi chiatte che scivolano di notte lungo il fiume per fuggire dai combattimenti che insanguinano il Sud Sudan. Come decine di centinaia di altri sud-sudanesi prima di loro, fuggono dallo Stato di Jonglei, il più grande e popoloso, quello in cui si concentrano gli scontri tra fazioni rivali dell'esercito."Là è dove la guerra è cominciata - racconta Acui Choul, sfollato della regione di Bor - Fino ad ora la gente ha vissuto nella savana, non hanno un posto dove stabilirsi. Questo è il motivo per cui avete visto gente viaggiare fino a qui, ma molti restano ancora là". Da quando sono scoppiate le violenze, secondo le Nazioni Unite, 80mila persone sono fuggite da quelli che un tempo erano villaggi tranquilli nella regione di Bor, capitale dello Stato di Jonglei, ora in mano ai ribelli. Per il soldato del governo Michael Thiong "Là c'è un gruppo di miliziani. Stiamo combattendo contro di loro per cacciarli. Ora ho portato qui i civili e lasciato là i soldati. Ora torno indietro". Le violenze scoppiate a dicembre, e che contrappongono le forze leali al presidente Salva Kiir e i ribelli capeggiati dall'ex vice-presidente Riek Machar, hanno spinto lo Stato africano indipendente dal 2011 sull'orlo di una guerra civile, provocando, secondo le stime, già migliaia di morti.