Nella cornice del più importante tempio di Kamakura, il Tsusugaoka Hachimangu, ha debuttato in prima mondiale “Japan Orfeo”, un progetto unico in gestazione da tre anni che sposa quella che può essere considerata come la prima Opera italiana con una serie di arti tradizionali giapponesi come la musica di corte Gagaku, il teatro Noh (di scuola Hosho), il Buyo (di scuola Fujima). Una impresa ardita che ha incluso anche una danza popolare mediterranea come la pizzica salentina e una incursione tecnologica con l'Arpa di Luce di Pietro Pirelli.
“Ci siamo presi un grande rischio nello sfidare le convenzioni e il lavoro è stato faticoso - afferma il regista Stefano Vizioli - Confrontarsi con culture diverse, amarle e rispettarne l'indipendenza ma anche provare a realizzare un dialogo: non e' facile ma credo finisca per assumere un valore profondo nel mondo contemporaneo, non solo sul piano artistico”. Dopo aver portato Handel alle pendici del'Himalaya nel Bhutan, Vizioli sta già lavorando al progetto di un Flauto Magico ad Angkor in dialogo con le tradizioni artistiche cambogiane.
“Credo che sia riuscito il confronto e anche il contrasto tra tradizioni diverse, una mediterranea solare e l'altra più rarefatta ed essenziale: ha messo in mostra chi siamo come identità culturali”, dice il direttore musicale Aaron Carpene'.
Vittorio Prato, che ha cantato Orfeo, ammette di aver avuto qualche dubbio iniziale e di essersi entusiasmato gia' durante le prove: “L'innesto delle arti tradizionali giapponesi è riuscito perfettamente, forse anche perché il mito di Orfeo ha una corrispondenza in Giappone nel Kojiki. Io ho scoperto qui quanto ogni singolo gesto sia sacrale”. Una parte importante dello spettacolo è costituita da costumi realizzati da Luca e Angela Missoni, in parte creati appositamente e in parte attraverso modifiche all'ultima collezione.