Palermo (askanews) - A fine aprile il ministero della Difesa ha dato il via alle operazioni per il recupero del peschereccio affondato il 18 aprile del 2015 nello Stretto di Sicilia. Nel naufragio, una delle più grandi sciagure in mare degli ultimi tempi, si recuperarono solo 28 superstiti a fronte di un numero di dispersi valutato tra i 700 e i 900.Il 9 maggio la Impresub Diving, azienda subacquea nel campo delle attività commerciali e industriali sottomarine, nata a Trento nel 1967, ha iniziato le operazioni. Il sistema di recupero totalmente robotizzato, equipaggiato con telecamere e sistemi elettronici di controllo, ha agganciato il relitto a 370 metri di profondità e ha iniziato a sollevarlo dal fondo verso la superficie attraverso due braccia idrauliche, con l'appoggio della nave "Ievoli Ivory".Le operazioni, condotte tramite un vettore subacqueo telecomandato hanno permesso di preparare il peschereccio al sollevamento grazie ad alcuni interventi per eliminare le sovrastrutture incompatibili con le procedure di recupero. Inoltre, per non perdere salme ancora all'interno del relitto, sono stati sigillati tutti gli accessi e installate delle reti nella parte poppiera.Il coordinamento dell'intera operazione è stato affidato alla Marina militare italiana che, oltre a garantire la cornice di sicurezza, fornisce supporto logistico a tutte le complesse attività subacquee. Il responsabile delle operazioni è il contrammiraglio Paolo Pezzutti, comandante del Comando subacquei e incursori Teseo Tesei Comsubin, imbarcato sulla nave di salvataggio Anteo.