Charleston (askanews) - "Volevo scatenare una guerra razziale". È l'agghiacciante confessione resa agli investigatori da Dylann Roof, il giovane killer della Emanuel African Methodist Episcopal church, la chiesa di Charleston, in South Carolina, in cui sono stati trucidate 9 persone di colore, tra cui un senatore e pastore metodista.Secondo alcune testimonianze, Roof stava per rinunciare al suo piano perché le sue future vittime si erano mostrate molto gentili con lui. Poi, però, ha deciso comunque di portare a termine la sua "missione", uccidendo sei donne e treuomini. Ora il giovane è detenuto in un carcere di massima sicurezza è accusato di 9 reati tra cui omicidio e possesso di armi nel corso di un crimine violento. Le autorità hanno fissato la cauzione in 1 milione di dollari e rischia la pena di morte.Le vittime sono state commemorate nel corso di una veglia di preghiera in una chiesa di Charleston. Il presidente americano Barack Obama, intanto, ha accusato il Congresso di non essere riuscito a inasprire le leggi sul porto d'armi dopo il massacro di Newton, in Connecticut, nel 2012, dove furono uccise 26 persone, tra cui 20 bambini."Non sappiamo se la riforma avrebbe impedito ciò che è accaduto a Charleston - ha detto - nessuna riforma può garantire l'eliminazione della violenza, ma potremmo avere con noi qualche americano in più. Potremmo aver fermato uno sparatore, qualche famiglia potrebbe essere ancora integra. Forse tutti voi avreste assistito a qualche funerale in meno".Le autorità federali statunitensi che stanno indagando sull'omicidio, intanto, hanno definito il gesto di Roof un "atto di terrorismo interno.(Immagini Afp)