Mosca (TMNews) - Sesant'anni fa, il 5 marzo 1953, moriva Iosif Stalin, il "piccolo padre" che ha lasciato un'impronta enorme sul Secolo breve. In Italia, allora, la stampa comunista piangeva "l'uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità". Con gli anni poi il giudizio si è progressivamente aggiornato, con l'emergere dei crimini e degli sterminii perpetrati negli anni del potere stalinista, che hanno prodotto l'arcipelago gulag e milioni e milioni di morti. Nella Russia di Putin, però, oggi la valutazione su Stalin sta nuovamente cambiando, e gli studiosi denunciano il rischio di una perdita di memoria storica."La riabilitazione di Stalin - spiega Lev Gudkov, di un istituto di ricerca - è iniziata discretamente con l'arrivo al potere di Putin. Nel 2012 per la prima volta è stato inserito al vertice della lista delle grandi personalità della Russia"."La verità sull'era staliniana - aggiunge Gudkov - è stata cancellata, sostituita da un culto devoto per l'uomo forte, il leader efficiente. La grandezza nazionale prevale sull'attenzione al valore delle vite umane".Dei massacri parla anche Arseni Raginski, presidente di una associazione che studia i crimini dello stalinismo."Nel periodo delle grandi purghe - racconta lo studioso - tra il 1937 e il 1938 venne eliminato chiunque potesse rappresentare una potenziale minaccia per Stalin o il Politburo. Circa un milione e 700mila persone furono arrestate e 700mila di loro furono fucilate".Numeri che suscitano orrore, ma che, con il passare degli anni, sempre più russi sembrerebbero disposti a dimenticare, ma il sangue delle vittime difficilmente si lava solo con il mito di una leadership forte.(immagini AFP)