È scontro tra titani dell'architettura sullo Stadio Olimpico per Tokyo 2020: l'architetto giapponese Kengo Kuma respinge le pesanti accuse di Zaha Hadid, il cui progetto - originariamente prescelto - è stato accantonato nel luglio scorso con la motivazione dei costi diventati eccessivi. L'archistar britannico-irachena ritiene che Kuma abbia copiato il suo design sotto vari aspetti e si rifiuta di firmare la cessione del copyright come richiesto dal Comitato Olimpico giapponese prima di erogarle il compenso finale. E minaccia causa. Kengo Kuma nega recisamente di aver copiato e sottolinea nel suo progetto ora vincente l'approccio di armonizzazione con l'ambiente circostante e l'ampio utilizzo di materiali tradizionali come il legno. Il suo design è piatto, a differenza di quello “a sella” di Hadid. E se ci sono alcune similarità, dice, queste derivano da esigenze ineludibili o dalle restrizioni imposte dalle regolamentazioni di sicurezza