Roma, (askanews) - Portavano i caschi blu dell'Onu, facevano parte della forza olandese ache avrebbe dovuto proteggere Srebrenica vent'anni fa, in quei giorni in cui la città bosniaca cadde nelle mani dei serbi di Bosnia guidati dal generale Mladic che uccisero oltre ottomila persone. Quella forza olandese è stata molto accusata. Ma per Ronald Wentink e Edo van den Berg era la prima missione, avevano ventun anni, e quello che ricordano è la loro impotenza.Volevano difendere Srebrenica ma non avevano il mandato né le armi, dice Wentink. "Eravamo certi che alla fine avremmo ricevuto i mezzi necessari per impedire questa tragedia".I ricordi per loro sono indelebili. "Ho portato una bambina fino all'infermieria. Era ferita e il panico nei suoi occhi, per me è un flash back che mi torna sempre in mente e riassume l'angoscia, l'impotenza della caduta dell'enclave. E' un ricordo che mi tormenta".Anche Edo Van Den Berg era di servizio a Srebrenica. Cinquemila bosniaci cercarono rifugio nella base Onu; i caschi blu olandesi sono accusati di averli consegnati ai serbi. Ma dicono, ci assicurarono che sarebbero tutti stati sani e salvi. "Avevo 21 anni, non sapevo parlare bene ma ho cercato di rassicurarli, dicendo siamo qui, tutto andrà bene. E non è andato tutto bene. E dopo mi sono sentito colpevole, è una cosa che non avrei dovuto promettere".Immagini: Afp