Madrid (askanews) - Il re di Spagna Felipe VI ha provato a sparigliare le carte e dopo un secondo giro di consultazioni senza novità, ha deciso di mettere i partiti davanti alle loro responsabilità accettando la non poco temeraria offerta del leader socialista Pedro Sanchez di formare un nuovo governo. Si è così messo in funzione l'orologio costituzionale che sancisce il tempo massimo di due mesi dal primo dibattito di investitura, pena il ritorno senza appello alle urne.Sanchez si è premurato di sottolineare che prima di potersi presentare in aula sarà necessario "almeno un mese" di negoziati, nel quale dovrà cercare la soluzione di un puzzle politico al limite dell'impossibile.Tuttavia, il nuovo "no" del rivale conservatore Mariano Rajoy - al quale il monarca non si è dato la pena di riproporre l'incarico, dopo il clamoroso rifiuto del 22 gennaio - ha reso l'opzione socialista una scelta obbligata per cercare di superare l'impasse nato dalle elezioni del 20 dicembre: un Parlamento all'italiana "ma senza italiani a gestirlo", come ha scherzato, ma non troppo, la stampa spagnola.Lo scacchiere è davvero complesso: il Psoe ha bisogno dell'appoggio di Podemos insieme all'astensione di Ciudadanos o all'appoggio dei nazionalisti e indipendentisti catalani e baschi: scenario bocciato senza appello dal Comitato Federale del Psoe. Per di più Podemos, non sembra interessato a un governo di coalizione perchè punta a scavalcare i socialisti come prima forza della sinistra alle prossime elezioni. La caccia ai consensi per Sanchez resta davvero una Mission Impossible.(immagini AFP)