Ascalona, Israele (askanews) - L'Alta corte israeliana ha sospeso la detenzione amministrativa senza processo per il 31enne detenuto palestinese Muhammad Allan, in sciopero della fame da 63 giorni, che dovrà comunque rimanere nell'ospedale Barzilai di Ascalona in attesa di una decisione sul suo destino.Un'ong palestinese in un comunicato aveva affermato che Allan, 31 anni, in coma farmacologico indotto, aveva subito un peggioramento delle condizioni di salute a causa del lungo digiuno. Ma secondo Chezy Levy, direttore del Barzilai, la situazione è ancora da valutare."Oggi il paziente sta migliorando. Sta cominciando a interagire con l'ambiente circostante e abbiamo cominciato a interrompere anestesia e ventilazione forzata, ha spiegato Levy. Ora è vigile ma molto debole. Assume le medicine e ha cominciato a parlare. Speriamo che sia il primo passo di un percorso molto lungo che gli possa permettere un recupero completo".La decisione dell'Alta corte israeliana ha scatenato violente polemiche. I palestinesi ritengono che la decisione sia giunta troppo tardi per un uomo detenuto senza processo mentre gli ambienti più oltranzisti dello Stato ebraico, tra cui alcuni ministri, sostengono che i giudici si sono piegati a un ricatto cedendo al peso dell'opinione pubblica internazionale.Da novembre in stato di detenzione amministrativa Allan, che ha rifiutato l'esilio propostogli dalle autorità israeliane, rischia un iter giudiziario lungo e complesso. Gli inquirenti israeliani si sono detti disponibili a un rilascio qualora fosse diagnosticato un danno cerebrale irreversibile mentre la decisione del tribunale non ha chiarito quale sarà la sua sorte se le sue condizioni di salute dovessero stabilizzarsi. Un terreno giuridico ideale per polemiche e tensioni al calor bianco, in un quadrante geopolitico che sembra proprio non averne alcun bisogno.(Immagini Afp)