Roma, (askanews) - Come mai il numero di malati di Sla, la sindrome laterale amiotrofica, nel calcio italiano è di 5 o 6 volte superiore alla media universale? E perchè, dati alla mano, si può parlare di morbo del pallone per una malattia scientificamente nota come morbo di Lou Gehrig? Le risposte le prova a dare un libro, del giornalista di Avvenire Massimiliano Castellani: Sla, il male oscuro del pallone, presentato a Roma in una sede speciale, la sezione arbitrale Roma 1 della Federcalcio ad una platea di veri addetti ai lavori. Un vero atto di accusa verso un mondo, quello del calcio, che sotto le panchine e negli spogliatoi ha avuto ed ha arsenali di farmaci dopanti e che, come ricorda la quarta di copertina, in nome del business non solo ha compromesso generazioni di calciatori passate ma comprometterà anche quelle future.Massimiliano Castellani:"E' un libro inchiesta, raccoglie anzi 15 anni di inchieste a tappeto, casa per casa, nelle case dei malati di Sla. Perchè abbiamo riscontrato un'incidenza ben superiore alla media un universale. In una città di 100 mila abitanti ci sono circa 2,5 casi di Sla, nel calcio siamo fermi all'indagine epidemiologica voluta dal giudice Guariniello e in una popolazione di 41 mila atleti abbiamo 60 casi. E' necessario andare a fondo, con l'informazione e soprattutto la ricerca scientifica per svelare questo mistero".Protagonista, amareggiato per il nulla che è venuto purtroppo dopo in Italia, di quegli studi richiesti da Guariniello è il dott. Nicola Vanacore, del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute Istituto Superiore di Sanità. Numeri pesantissimi, incidenze 3 volte superiori della versione più cattiva, quella bulbare, nei calciatori. Le cause?Abuso di farmaci antinfiammatori, o trauma cerebrale, o, è l'idea di Vanacore, gli aminoacidi ramificati. L inizio della segnalazione sembra collocarsi intorno agli anni 80, con un'incidenza mortale nettamente sopra i livelli di guardia. Dallo strazio di Borgonovo, a quello di Signorini. Anche se il male non conosce differenza tra professionisti e dilettanti. Felice Pulici, portierone della Lazio del '74 e oggi vicepresidente del Coni Lazio:"Ci sono esempi, situazioni, che ricorrono. Nel periodo in cui giocavo io, li ho conosciuti tutti questi sfortunati avversari che purtroppo non ci sono più. E' probabile che qualcosa in quel periodo ci sia stato propinato come farmaco, al tempo non se ne potevano conoscere però eventuali effetti collaterali, erano tutti farmaci consentiti".