Ischia (askanews) - Mancano studi locali dettagliati che individuino con precisione le aree in grado di amplificare le scosse sismiche, proprio il fenomeno che ha provocato danni a Ischia dopo un terremoto di intensità media, magnitudo 4.0.

A dirlo è Micla Pennetta, referente per la Campania della Aigeo (Associazione Italiana di Geografia fisica e Geomorfologia), docente di Geologia ambientale e Rischi naturali all'Università Federico II di Napoli.

Ad Ischia siamo di fronte a un territorio "ricco di tufi, depositi soffici", con una "morfologia del terreno che ha favorito una amplificazione locale delle onde sismiche", ha spiegato ad askanews. Proprio la zona di Casamicciola, il Comune più colpito, "è costituita da questo tipo di rocce che producono localmente delle amplificazioni. Al di là della diversa risposta delle strutture degli edifici e delle tipologie costruttive che poi andrano verificate caso per caso".

La prevenzione, insomma, non è da affidare solo a architetti e ingegneri che costruiscono le case, ma deve coinvolgere anche geologi, geomorfologi, specialisti del territorio. "Al di là dell'abusivismo, il problema è proprio legato all'area su cui si costruisce che dà una differente risposta - ha precisato Pennetta - anche per edifici contigui adiacenti la risposta sismica è differente da area a area, quindi andrebbero invece incrementati gli studi del sottosuolo a livello territoriale".

"Per quanto riguarda la sismicità viene tenuta sotto osservazione e monitorata dall'Ingv da specialisti, da sismologi - ha aggiunto - ma lo studio locale deve essere affidato alle amministrazioni locali e questi studi locali in genere non vengono mai affrontati in maniera effettivamente dettagliata".