New York (askanews) -La pesante e decisa entrata in scena della Russia nella crisi siriana ha impresso nuovo vigore alle iniziative internazionali per cercare di risolvere il conflitto e tarpare le ali alla diffusione dell'Isis in Medioriente. Mosca e Washington hanno deciso di convocare urgenti colloqui sul piano militare per evitare il rischio di quanto mai pericolosi confronti tra le loro forze impegnate in bombardamenti aerei.Dopo che la Russia ha lanciato i primi attacchi in Siria, sconvolta da una feroce guerra civileiniziata nel marzo 2011 che ha causato in quattro anni oltre 200mila vittime, il segretario di Stato statunitense John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov si sono incontrati a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nell'incontro sono state esaminate le modalità e le opzioni per trovare una soluzione alla crisi mentre Kerry e Lavrov hanno dichiarato l'intenzione di comunicare militarmente per ridurre il rischio di possibili incidenti sullo stesso teatro di guerra."Entrambi vogliamo una Siria democratica, unita e laica, che sia una patria comune per tutte le etnie e le confessioni religiose e in cui i diritti fondamentali siano garantiti, ha detto Lavrov. Tuttavia, restano alcune divergenze sui dettagli necessari per ottenere l'obiettivo.Dal canto suo, il capo della diplomazia statunitense ha espresso preoccupazione per i bombardamenti russi in Siria, a proposito degli obiettivi colpiti dalle forze aeree del Cremlino. Secondo alcuni osservatori infatti i raid di Mosca non avrebbero centrato target attribuiti a posizioni dello Stato islamico bensì obbiettivi legati ad altri gruppi dell'opposizione al regime di Damasco."Ho comunicato e ripetuto i timori già espressi nella riunione del consiglio dell'Onu, ha dichiarato Kerry. Timori che riguardano la natura e il tipo degli obiettivi colpiti dai russi e la necessità di chiarire questi dubbi. Una cosa è colpire l'Isis, ma se non è questo ciò che sta avvenendo dobbiamo esprimere profonde preoccupazioni".Russia e Stati Uniti restano divisi anche su come effettuare la transizione politica in Siria. Da un lato, Russia e Iran sono aperti a una fase di passaggio dei poteri che però non deve necessariamente implicare la sostituzione di Assad. Dall'altro, ci sono Washington e i partner occidentali che invece vogliono che il presidente siriano venga pregiudizialmente rimosso prima di indire nuove elezioni.(Immagini Afp)