Aleppo (askanews) - Nella chiesa ortodossa Mar Elias di Aleppo centinaia di fedeli, venuti da tutti i quartieri della città sotto il controllo delle forze di Assad, si affollano a messa ogni domenica mentre i canti liturgici soffocano il rumore delle bombe che cadono poco distante.Il tempio cristiano è illuminato da un potente generatore e questo è già un piccolo miracolo in una metropoli devastata e quasi del tutto priva di elettricità. Ma la testimonianza dei fedeli è la loro stessa presenza.La fuga è stata l'opzione preferita da molti.L'esodo degli abitanti di Aleppo, sia cristiani sia musulmani, è cominciato dopo la conquista nel 2012 da parte dei ribelli di metà dell'ex capitale economica del Paese. Nella città che contava due milioni e mezzo di abitanti due anni fa, oggi ne restano solo un milione. Per quanto riguarda i cristiani, che erano 250mila prima della guerra, più della metà ha scelto di andarsene, spinta dalla paura delle violenze dei miliziani dell'Isis.Non tutti però hanno scelto la via della fuga. A costo del martirio. Come Imad Daher, sacerdote libanese della chiesa latina di San Francesco di Aleppo. Una bomba d'artiglieria è piombata sull'edificio. Padre Imad ha perso un occhio, una protesi in plastica rimpiazza una guancia e nel braccio è inserita una placca di metallo. Dopo essere stato ricoverato in Libano per un mese e mezzo è tornato tra i suoi fedeli."Sono tornato nella mia chiesa di Aleppo, spiega, perché sono un pastore e non posso abbandonare il mio gregge. Se li lascio saranno attaccati dai lupi e saranno costretti a fuggire".Una volta il 10 per cento della popolazione, i cristiani della Siria e dell'Iraq rappresentavano le più antiche comunità dei fedeli del Cristo in Medioriente. L'offensiva dell'Isis ha sconvolto anche la loro vita.(Immagini Afp)