Roma, (askanews) - "Io ho scritto "travel", viaggio, da Roccaraso a qui in macchina, poi Quirinale all'orario che mi hanno dato, poi "travel" nel pomeriggio e hotel 22-23".

Aveva dato la sua reperibilità, l'atleta Elisa Rigaudo, ma poi al Quirinale l'antidoping non è stato fatto entrare. Siparietto fra l'atleta e un ispettore della federazione internazionale di atletica (Iaaf) alla cerimonia per le portabandiere italiane per Rio 2016. Rigaudo aveva compilato il programma dell'agenzia mondiale antidoping che obbliga gli atleti a segnalare dove sono per eventuali test. E il medico, un tedesco, si è recato al palazzo della Presidenza a cercare l'atleta bronzo a Pechino nella 20 chilometri di marcia. Ma non aveva capito cosa fosse il Quirinale...

Rigaudo ha raccontato: "Gli ho detto: ma se lei va dalla Merkel nel giorno in cui la cancelliera riceve tutti gli olimpionici, secondo lei la fanno entrare? E quindi si sorprende? Secondo me non sapeva cosa fosse il Quirinale..."

Il controllo "è avvenuto in seguito in un ufficio del Coni" nell'area del Foro Italico.