Roma, (askanews) - Dopo la sentenza del 13 aprile 2015 con cui la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che l'ex superpoliziotto della Squadra Mobile di Palermo Bruno Contrada non andava condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, avvocati e giuristi si sono confrontati a Palermo sugli esiti della storica decisione al convegno "Corte Europea e principio di legalità. Un primo bilancio dopo la sentenza Contrada".Tra i partecipanti anche Stefano Giordano, presidente del Centro studi Fragalà, che ha organizzato l'evento assieme all'Associazione Italiana Giovani Avvocati (Aiga)."La Corte europea ha compiuto quello che si suole definire un overruling giurisprudenziale, ovvero un cambiamento di rotta in quello che è stato fino a questo momento il reato di concorso esterno in associazione mafiosa - ha spiegato l'avvocato Stefano Giordano, presidente del Centro studi Fragalà - Il problema non è tanto la riferibilità a Bruno Contrada nello specifico, quanto l'impossibilità di essere giudicati sulla base di un fatto che all'epoca non era ancora ben definito".Una decisione, quella dei giudici di Strasburgo, destinata a rappresentare un importante precedente. "E' importante segnalare - ha concluso Giordano - che chiunque sia stato condannato per fatti anteriori al 1994 per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, quindi quando ancora non c'era una sentenza che consolidava il reato stesso, può rivolgersi al suo avvocato per chiedere lumi, ed eventualmente per chiedere la possibilità che si attivi un meccanismo sia di tipo revocatorio che di tipo risarcitorio".