Roma, (askanews) - Un giro di tangenti legato alla gestione di Messinambiente, la società che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in città, è stato scoperto dalla polizia e dai carabinieri. Cinque persone sono finite ai domiciliari.Dall'analisi della gestione operativa e finanziaria dell'ente, tra il 2009 e il 2014, sono emersi una serie di illeciti che discendono principalmente dalla sistematica violazione della normativa prevista dal codice degli appalti per l'acquisizione di servizi e forniture da parte di enti e società pubbliche. E tra il 2009 e il 2013 si sarebbe creato un buco di quasi 26 milioni di euro, tanto che nel 2012 la società è stata posta in liquidazione.In questo arco di tempo la gestione dell'ente è stata accentrata nelle mani di Armando Di Maria, che avrebbe demandato quasi interamente a privati i servizi di competenza. E un ruolo preminente sarebbe stato assunto dal contabile, Antonino Inferrera, suo braccio destro, che avrebbe influito su varie decisioni e sulla scelta dei partners privati di Messinambiente.A fronte di affidamenti di servizi e consulenze in modo del tutto discrezionale sono state scoperte illecite retribuzioni dell'ordine di migliaia di euro dai privati.