Trani (askanews) - "Abbiamo risposto a tutte le domande, siamo entrati sereni e ce ne andiamo ancora più sereni".

Si è detto tranquillo all'uscita dall'interrogatorio, l'avvocato Massimo Chiusolo, difensore del capostazione Alessio Porcelli, in servizio a Corato, in provincia di Bari, il giorno del tragico schianto tra i due treni regionali in Puglia che ha causato la morte di 23 persone.

"Purtroppo c'è un decreto di secretazione e non possiamo riferire il contenuto, ma abbiamo spiegato in dettaglio ogni particolare".

In dettaglio, Porcelli avrebbe spiegato agli inquirenti che il capostazione di Andria, Vito Piccarreta, lo avrebbe avvisato solo tardivamente di aver dato l'ok alla partenza del convoglio ET1021.

Secondo Chiusolo, Piccarreta, in servizio dalle 4.30 del mattino, sapeva che da Corato erano in arrivo 2 treni, uno dei quali, l'ET1642, era appena arrivato ad Andria con 20 minuti di ritardo. Agendo quasi "in automatico", però, avrebbe dato il "via libera fatale" e, 6 minuti dopo, avvisato Porcelli ma ormai era troppo tardi; i treni sei erano già scontrati.

Piccarreta, dal canto suo, interrogato per circa 6 ore dagli inquirenti, ha disconosciuto l'alterazione rilevata sui registri ferroviari e non si è addossato alcuna responsabilità della tragedia. "C'è un regolamento ferroviario - ha spiegato il suo legale, Leonardo De Cesare - che dimostra come ci siano state diverse concause".

La Procura di Trani procede per i reati di omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario colposo. Nell'inchiesta sono coinvolte sei persone in tutto: 3 manager della Ferromtraviaria, la'azienda privata che gestisce il tratto ferroviario dell'incidente, oltre ai 2 capistazione e al capotreno sopravvissuto allo schianto.