Milano, (askanews) - Un'alleanza che coinvolga tutti, dalle istituzioni civili e religiose ai cittadini. È la proposta dell'arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, per risolvere il problema dell'immigrazione, che non si può più definire emergenza ma è strutturale. L'occasione è la visita a Casa Suraya, che accoglie un centinaio di migranti, soprattutto etiopi e eritrei ma anche siriani, inviati dal Comune e dalla prefettura, in compagnia dei responsabili della Caritas diocesana, don Roberto Davanzo e Luigi Gualzetti. Il cardinale Scola, sentite le testimonianze di tre mamme, una palestinese e due congolesi, che qui hanno trovato rifugio, ha accolto le proposte dei due responsabili della Caritas."Pensare a piccoli numeri all'interno di ogni singola realtà di paese. In Diocesi di Milano ci sono 1140 parrocchie, credo che potremmo fare un lavoro di promozione di un'accoglienza sostanziale che eviti conflitti. Io credo anche che la questione dei corridoi umanitari sia una buona proposta e forse non è poi così difficile da realizzare" ha detto Scola.Il lavoro di prevenzione, ha spiegato Scola, è fondamentale, è importante "non farsi scandalizzare dalla paura" dei cittadini ma fronteggiarla dando spiegazioni precise. Una volta ottenuta la disponibilità delle parrocchie, Caritas si assumerà il compito organizzativo tramite le cooperative. "Siamo convinti che piccoli gruppi, famiglie, riescano a interloquire con i parrocchiani, e questo potrebbe essere di grande aiuto per far passare l'idea che il mondo dell'immigrazione potrebbe non essere motivo di paura".Casa Suraya porta il nome della prima bambina figlia di profughi siriani nata a Milano lo scorso maggio. La struttura, di proprietà dell'Istituto delle Suore della Riparazione, è gestita dalla cooperativa di Caritas Ambrosiana "Farsi Prossimo". Da qui è transitata per qualche giorno anche la famiglia colpita da una tragedia: la morte della figlia diabetica, dopo che gli scafisti le avevano sottratto le vitali dosi di insulina.