Roma, (TMNews) - Roberto Scaini, medico, lavora per Medici senza frontiere contro l'epidemia del virus di Ebola, che ha causato la morte di 3.500 persone dallo scorso marzo. Per Medici senza frontiere (Msf) Scaini ha curato i malati in isolamento nel centro di Monrovia, in Liberia, uno dei paesi più colpiti dall'epidemia.Per aiutare i medici che come Roberto combattono in prima linea contro l'epidemia di Ebola, si può donare a Medici senza frontiere, sul sito www.msf.it"Oggi - ha spiegato l'operatore di Msf, intervistato da TMNews - possiamo dire che il mondo sta semplicemente a guardare quello che sta succedendo. Abbiamo avuto promesse, ma nessuna azione concreta". Quello di cui c'è disperato bisogno, secondo Scaini, è "più partecipazione" da parte degli attori internazionali "nella creazione di più centri di isolamento e nella distribuzione nelle comunità di kit di protezione e di educazione sanitaria. Ad oggi Msf resta sola contro questa sfida e il risultato è che la gente muore fuori dai nostri cancelli"."Quest'azione - ha insistito il medico - va fatta oggi perché domani è senz'altro troppo tardi. Non possiamo permetterci il lusso di aspettare il vaccino che verrà o il farmaco del futuro". Senza un concreto impegno internazionale non si può pensare di sconfiggere l'epidemia, perché "i paesi dell'Africa occidentale colpiti avevano sistemi sanitari già ridotti al minimo prima e oggi sono al collasso completo: gli ospedali sono chiusi, gli operatori sanitari sono stati fra le prime persone ad essere colpite dal virus perché hanno soccorso i malati quando Ebola era ancora misconosciuta".Secondo Scaini, "nei paesi occidentali industrializzati fuori dall'Africa il rischio non è zero", come dimostrano i recenti casi negli Stati Uniti e in Spagna, "ma ci sono tutte le forze per trattare il singolo caso ed evitare che da questo si sviluppi un'epidemia". "Il riflettore - ha concluso Sil medico - va riportato laddove non si tratta di un ipotetico rischio, ma di una concreta emergenza".