Roma, (askanews) - I migranti siriani si preoccupano soprattutto dei figli e della loro istruzione, è per questo che fuggono: lo dice Michele Prosperi, portavoce di Save the Children in Italia. "Sappiamo che la Siria era uno dei paesi con il più alto tasso di scolarizzazione al mondo. Ecco perché molto spesso sentiamo in queste testimonianze che ci parlano della scuola. Mi ricordo una madre a Idomeni recentemente che mi diceva "le mie due figlie maggiori non sono mai andate a scuola, io sono preoccupatissima perché non riescono neanche a prefigurare il loro futuro, gli mancano gli strumenti, sono qui bloccata a Idomeni e non so quale potrà essere il loro futuro".

"Ricordo - prosegue Prosperi - la testimonianza di un padre siriano alla stazione di Milano che mi diceva "Io sono fuggito dal mio paese e sono stato profugo in un campo in Giordania e lì ho trovato Save the Children, mi avete aiutato con i miei bambini. Poi sono arrivato anche al Cairo e anche lì ho trovato un sostegno di Save the Children; ho raggiunto la Libia, ho attraversato il mare con un viaggio drammatico e vi ho trovato ai moli; adesso vi trovo alla stazione di Milano. Io vi ringrazio tantissimo ma quello che chiedo è di poter provvedere io ai miei figli, per dare loro un futuro, e li indicava: per dare loro un futuro, perchè possano tornare a scuola, costruire il loro futuro".