Roma, (askanews) - Sono quasi tutti migranti subsahariani quelli che sbarcano sulle coste italiane: i siriani per ora restano bloccati negli sterminati campi profughi fra Libano, Giordania e Turchia dopo il blocco della rotta balcanica. Il portavoce di Save the Children Italia, Michele Prosperi, spiega: "Proprio nei giorni scorsi abbiamo incontrato negli sbarchi alcuni gruppi familiari siriani, ma è una cosa sporadica, stiamo parlando di cinque o sei gruppi familiari in tutto. Ricordiamo bene che nel 2014 arrivarono più di 40mila siriani, in grandissima maggioranza gruppi familiari, donne, e bambini accompagnati: nel 2014 erano più di 10.000 i bambini siriani accompagnati".

Ma allora i migranti siriani passavano dall'Egitto, pagando per oltrepassare la frontiera libica e attraversare il Mediterraneo. Oggi quella frontiera è completamente bloccata per questioni geopolitiche e militari, e i siriani dovrebbero allungare passando dal Sudan, sulla rotta dei migranti subsahariani. Un viaggio per ora impensabile, in futuro chissà.

"Incontrandoli, parlando con loro tutti i giorni nei campi profughi dei paesi confinanti è evidente la loro crescente sfiducia di poter un giorno tornare a casa" spiega Prosperi. "Per cui l'obbiettivo di raggiungere paesi sicuri, e questo obbiettivo nella maggioranza dei casi è l'Europa. Ci possiamo aspettare che il flusso in qualche modo trovi altri percorsi ma tutto è legato a quello che sappiamo essere il business dei trafficanti, perché i trafficanti non si stancano mai di offrire delle opportunità.

Naturalmente sono proposte per piccoli numeri. Adesso il blocco della rotta balcanica potrà far sì che in qualche maniera si ritrovi un modo di arrivare in Libia".