Roma, (askanews) - Il principio della riduzione del danno come politica sociale che privilegia lo scopo di diminuire gli effetti negativi sul cittadino e sulla società di specifici consumi o comportamenti caratterizzati da esternalità negative, nell'ambito di una politica radicata in un modello scientifico di tutela della salute pubblica. E' il quadro di riferimento nel quale si è articolata la riflessione di esperti chiamati a raccolta da The European House-Ambrosetti nel workshop che ha concluso una serie di incontri a Roma.

Su tutto la considerazione che un'efficace politica ispirata al principio della riduzione del danno dovrebbe prevedere una sinergica collaborazione fra tutti gli attori pubblici e privati. Le Istituzioni, in particolare, hanno un ruolo essenziale nel predisporre corrette linee guida e standard di riferimento per i processi di valutazione delle politiche di salute pubblica fondate sul principio della riduzione del danno, dovendo inoltre stabilire procedure di controllo e di comunicazione ai cittadini. Il punto sulla situazione italiana, e le sue lacune, lo fa il senatore Antonio Tomassini, Medico, già Senatore e Presidente dal 2008 al 2013 della Commissione Igiene e Sanità:

"Il discorso della salute in generale, soprattutto sulle dipendenze, è un tavolo che deve poggiare su quattro gambe solidamente: prevenzione, cura immediata, sanzionatorio laddove si va al di fuori della legalità ma soprattutto anche il principio della riduzione del danno. Una politica in Italia spesso abbandonata o contrastata e che invece oggi va ripresa con forza perché alcuni argomenti richiedono proprio questa strada".

Il rischio dell'inazione, peraltro, o di posizioni non chiare e definite è di rendere soluzioni alternative, già disponibili in molti ambiti di applicazione, di difficile accesso e comprensione, quando le stesse potrebbero invece rappresentare una strada concreta per la riduzione del danno, e dunque essere preferibili sia per il singolo cittadino sia per gli obiettivi di tutela della salute pubblica. Il riferimento è anche alle opportunità offerte, in materia di esternalità, da politiche fiscali adeguate, laddove la tassazione ha la finalità di correggere l'esternalità negativa, come nel caso del danno da fumo, vedi l'ipotesi del centesimo a sigaretta. Massimo Paradiso, Professore di Economia dell'università di Bari e membro del Centro di Ricerca di Economia e Finanza Pubblica dell'università di Roma 3:

"Lì c'è un buon proposito, cioè agire sul danno da fumo destinando non come si dice spesso in maniera discorsiva alla ricerca sul cancro ma all'acquisto di farmaci di nuova generazione. Con il centesimo a sigaretta però si fanno male i conti, perché dal punto di vista della previsione di gettito, la si sopravvaluta perché non si considera il fatto che quel centesimo a sigaretta se fosse introdotto in maniera secca, quindi 20 centesimi per pacchetto, produrrebbe effetti diversi a seconda delle marche quindi del collocamento di ciascuna marca in una fascia di prezzo. Per cui l'aumento non sarebbe di 20 centesimi ma di un euro, guardando l'attuale struttura dell'imposta e ci sarebbero degli effetti in caduta sul gettito".