Roma, (askanews) - Come definire policy efficaci per la regolamentazione di prodotti e attività innovativi, caratterizzati da un rischio ridotto per la salute umana, se comparati con quelli tradizionalmente disponibili per i consumatori. E' quanto ha posto in essere The European House-Ambrosetti, attraverso l'analisi di uno dei principi guida largamente utilizzato dai legislatori in Italia e in Europa, il principio della riduzione del danno, basato sull'assunto che l'innovazione e la tecnologia possano contribuire, in diversi campi, a migliorare gli stili di vita dei cittadini, potenzialità che possono e devono essere considerate nella definizione delle politiche pubbliche.

Il percorso ha visto l'attivazione di un tavolo tecnico di discussione che si è riunito tre volte a Roma, con un Workshop, "Il principio della riduzione del danno per la regolamentazione di prodotti e attività a rischio per la salute", chiamato a rappresentare il momento conclusivo e di sintesi. Facendo emergere innanzitutto l'importanza, sul fronte sanitario, di un efficace approccio metodologico. Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell'Istituto Nazionale Tumori di Aviano, Specialista in oncologia, ematologia e malattie infettive:

"Mettiamo in campo un approccio pragmatico e non moralistico per risolvere determinati problemi sanitari che impattano moltissimo sulla salute delle persone".

Un esempio chiaro arriva dagli errori nella gestione italiana del fenomeno della diffusione dell'Hiv tra i giovani tossicodipendenti eroinomani:

"L'ultima cosa che pensavano era quello di procurarsi una siringa pulita, in questa maniera si è diffusa in maniera eccezionale l'infezione da Hiv e le epatiti nell'ambito della popolazione giovane. Molti di questi ragazzi sono morti per una malattia come l'Aids o l'epatite mentre in altri paesi, penso alla Gran Bretagna, dove già si seguiva l'idea della riduzione del danno sono state date siringhe pulite agli eroinomani e su quel gruppo è stato basso l'impatto dell'epidemia Hiv o dell'epatite".

Da tenere poi in considerazione come prevenzione e riduzione del danno non si caratterizzano per momenti e ambiti di applicazione differenti fra loro, ma anzi agiscono in maniera parallela e sinergica. E quind nei casi in cui l'esposizione a questi elementi risulti difficilmente eliminabile per ragioni oggettive, il danno complessivo sulla salute della popolazione presa in considerazione sarà il più possibile limitato. Un esempio è la diffusione dell'obesità in Italia e le sue implicazioni. Leonardo Mendolicchio, direttore sanitario di Villa Miralago, membro ordinario della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi e dell'Associazione Mondiale di Psicoanalisi:

"Se noi pensiamo all'obesità come un cattivo costume rispetto al rapporto tra cittadino e cibo e lo immaginiamo anche sul versante della dipendenza è chiaro che questo può gettare una luce interessante su come attuare politiche di riduzione del danno nel campo dell'alimentazione, tenendo conto che c'è un problema di industrie e di produzione di cibo e di sensibilità culturale per quanto riguarda i cittadini".