Mosca (askanews) - "Ogni volta che qualcuno crede che la Russia stia diventando troppo forte immediatamente scattano sanzioni, ma imporsi con la forza non serve a nulla. Le misure punitive sono in realtà un grande stimolo per accelerare lo sviluppo del nostro Paese".È risoluto e concreto il presidente russo, Vladimir Putin che, nel tradizionale discorso alla Nazione di dicembre, davanti alle Camere riunite al Cremlino, ha attaccato l'Occidente e la Banca centrale europea in un momento in cui il Paese attraversa una preoccupante crisi dovuta soprattutto alla svalutazione del rublo, al calo del prezzo del petrolio, alle sanzioni economiche e alle tensioni dovute alla crisi Ucraina.Proprio la Bce, alla vigilia del discorso, ha annunciato che interverrà senza limiti per arginare il crollo del rublo che mette a rischio al stabilità finanziaria del Paese.Come contromisura, nel corso del suo intervento, Putin ha strizzato l'occhio a un moderato liberismo, aprendo alla possibilità di una maggiore iniziativa economica civile nel Paese, per la quale occorrerà - evidentemente - ridurre il peso dei controlli e dei vincoli che al momento devono affrontare le imprese russe.Immancabile, infine, un capitolo dedicato a Ucraina e Crimea. Il presidente ha sottolineato che, sulle cause che hanno scatenato le crisi, Mosca non è mai nemmeno stata ascoltata dall'Occidente e dagli Stati Uniti che, a suo dire, avrebbero invece, strumentalizzato le questioni, per limitare la crescita della Russia."Se nulla di tutto questo fosse accaduto - ha detto Putin senza mezzi termini - avrebbero trovato un'altra scusa per metterci i bastoni tra le ruote".(Immagini AFp)