Roma, (TMNews) - Ruanda: vent'anni dopo il genocidio che nel 1994 provocò 800mila morti, Tutsi e Hutu - per anni acerrimi nemici - vivono ora insieme, nel villaggio della Riconciliazione. L'idea è di una Organizzazione non governativa cristiana che getta un seme di speranza in una terra martoriata da anni di scontri e conflitti."Veniamo aiutati per trasportare acqua e per costruire le nostre case - dice questa donna, Cecile, abitante del villaggio - non diciamo tu sei un Hutu o tu sei un Tutsi".La famiglia di Cecile è stata sterminata a colpi di machete. Solamente lei si è salvata; è scappata allo sterminio rifugiandosi nel vicino Burundi. Ora Cecile vive in questo villaggio, accanto agli assassini della sua famiglia. Come Frederick, giudicato colpevole dell'uccisione di nove persone da un tribunale popolare istituto per processare gli autori del genocidio."Prima di scusarmi - dice Frederick - il mio cuore non era in pace. Davanti ai miei occhi scorrevano sempre i volti delle persone che avevo ucciso. Ora non li vedo più".Lo sforzo delle autorità è di di costruire una identità nazionale comune a tutti i ruandesi."Hanno la stessa cultura, la stessa lingua, la stessa fede in Dio. Ciò che gli Hutu, i Tutsi e i Twa hanno in comune è molto più importante di ciò che li divide", ha detto il segretario generale della Commissione nazional per l'Unità e la Riconciliazione in Ruanda.Ma il Villaggio della Riconciliazione resta purtroppo un'eccezione, in un Paese che ancora vive nell'ombra dello scontro e delle divisioni.Immagini: Afp